GLI STUDENTI DEL “MASULLO-THETI” DI NOLA IN SCENA CON LA COMMEDIA “CONDOMINIO PIPARIELLO”

GLI STUDENTI DEL “MASULLO-THETI” DI NOLA IN SCENA CON LA COMMEDIA “CONDOMINIO PIPARIELLO”

Ospitata presso il Seminario Vescovile di Nola la messa in scena dell’opera Condominio Pipariello, spaccato sull’ attualità attraverso la formula della commedia.

Stasera 5 Giugno 2019, atto conclusivo del laboratorio teatrale: “SI APRE IL SIPARIO: LA SCUOLA VA A TEATRO!”, nato dalla collaborazione fra l’I.T.C.G. “Masullo-Theti” e la Compagnia Nolana Pipariello, coordinato dalla prof.ssa Anna Rega.

Ad aprire la serata la D.S. prof.ssa Anna Maria Silvestro che, dopo i saluti al pubblico presente in sala, ha posto l’accento sull’inossidabile legame che corre fra scuola e teatro, affermando che il teatro è come l’aula:

“Un’ora in classe non è molto diversa da un’ora di teatro, dove passano parole, emozioni, sentimenti.

L’aula è un sistema di relazioni, di legami, di contrapposizioni dove si costruiscono vissuti ed esperienze.

La filosofa Maria Zambrano ha analizzato la dinamica dell’aula come se fosse una scena teatrale, una sequenza concreta di occasioni che creano relazioni reciproche e interscambiabili. L’aula può essere la scuola d’arte del discutere, del dibattito, del confronto aperto e leale. Coltivare il dialogo con gli studenti e facilitare il confronto tra loro significa porre le premesse perché non rimangono quello che sono ma diventano quello che possono diventare. Il teatro è sicuramente vita, è relazione, è conoscenza, è bellezza, è arte. E’ un’arte speciale, interpretativa di segni, codici, scritture, testi, vicende umane, esperienze quotidiane.

I filosofi greci attraverso il teatro iniziarono a spiegare la conoscenza a cui l’uomo tendeva. Il teatro è creazione individuale e collettiva. È importante che la creazione cosi intesa si pratichi a scuola perché luogo di costruzione del progetto di vita dei giovani, dove si alimenta la cultura, la conoscenza, l’esperienza diversificata. Il teatro stimola la curiosità, l’impegno vivo, il desiderio di mettersi in gioco. Sembra che il teatro ha un grande potere: la magia di attrarre il confronto, l’apertura, la partecipazione.

Queste le motivazioni, tra tante altre, per fare teatro a scuola. Come arricchimento dell’offerta formativa la scuola presenta ai propri alunni opportunità trasversali e diversificate; il teatro è un’espressione artistica completa, è arte del quotidiano perché legata alla vita pratica, è arte della relazione reciproca, empatica.

Lo scopo fondamentale del teatro è proprio quello di lasciare attraverso battute, segni, scene, messaggi umani e poi alla capacità delle persone lasciarsi attraversare dal messaggio corale e sociale del testo così come l’aula lascia al gruppo classe relazioni, emozioni, sentimenti che ciascuno coglie e vive secondo le proprie sensibilità, desiderio e capacità di interiorizzare”.

Lo spettacolo si è snodato nella rappresentazione di sei episodi, ispirati alla tradizione popolare più viva e radicata che ancora si respira nei palazzi e nei vicoli partenopei, nel cuore di una città che palpita sotto gli occhi dei suoi abitanti e che si riconosce negli atteggiamenti e nel linguaggio delle scene. I ragazzi hanno interpretato personaggi che, da sempre, permettono al pubblico di partecipare al divenire di una condizione sociale dando voce, attraverso il genere comico, al “declassato”, al “povero”, al “diverso”.

Come da tradizione, l’ambiguità dell’esistenza è diventata spettacolo e il palcoscenico si è tramutato in luogo in cui la teatralizzazione della vita può raggiungere un’espressione verso il mondo esterno, un ponte fra le realtà, attraverso l’introduzione di scorci di vita quotidiana, con personaggi e situazioni comuni, in una convivenza di opposti e ambiguità.

La genuinità espressiva si è realizzata attraverso l’uso del dialetto, per trattare umoristicamente convenzioni sociali, equivoci, contraddizioni, riflesso della nostra società.

Adeguato l’affresco della scenografia raffigurante la facciata di un complesso condominiale, quasi un quadro, capace di trasferire, per magia, gli spettatori nell’ ambiente rappresentato, un quartiere con i suoi vizi, ozi, difetti, ma anche con i suoi pregi e le emozioni che la “meridionalità” sa regalare.

Bravi i ragazzi a mantenere la singola caratterizzazione- la padrona di casa, la domestica, il balbuziente, il becchino e tanti altri- ma pronti a muoversi sincronizzati laddove il copione lo prevedeva. Da ogni interprete sono trapelati l’emozione, l’impegno, il rispetto per la cultura e la tradizione partenopee, ma anche la capacità di caricare gli episodi portati in scena di sarcasmo e di quella finta ingenuità che i testi richiedevano. Lo spettacolo è stato seguito da un folto pubblico che, come testimoniato dai fragorosi applausi e dal divertimento generale, ha apprezzato l’impegno e la bravura dei “neo-attori”.

Anche in questo caso il risultato è frutto di un lavoro davvero corale…

La D.S prof.ssa Anna Maria Silvestro

Prof.ssa Anna Rega

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