L’ Eccidio di Nola: una Storia da raccontare

L’ Eccidio di Nola: una Storia da raccontare

L’eccidio di Nola, una strage dimenticata. O almeno fino ad ora.

Lunedì 2 Dicembre u.s. questa storia è stata presentata in un incredibile docufilm realizzato con precisione e voglia di raccontare. È stato lo sforzo compiuto da Felice Ceparano, l’autore, e dai testimoni dell’epoca oggi ancora in vita, che hanno visto consumarsi davanti ai loro occhi la prima tra le tante efferate stragi naziste compiute sul suolo italiano dopo l’8 settembre 1943.

Pochissimi erano al corrente di quanto accaduto in quelle tragiche giornate del 10 e dell’11 Settembre ‘43 a Nola quando, in seguito all’ uccisione di un soldato tedesco, vennero brutalmente trucidati 11 ufficiali italiani, un soldato semplice e un giovanissimo studente nolano. La caserma del Reggimento d’artiglieria “Principe Amedeo”, conosciuta anche come Quarantotto, nel contesto allargato di Piazza D’Armi, fece da scenario all’evento scatenante: la richiesta di deposizione delle armi da parte di ufficiali tedeschi nei confronti di due ufficiali locali, la discussione, la contesa che si allargò nello scontro a fuoco. Uno dei soldati occupanti perse la vita, innescando la consuetudine fatta regola: 10 italiani per un tedesco.

È da questo importante e tragico avvenimento che prende forma il documentario storico diretto da Felice Ceparano, già presentato il 15 Aprile 2019 presso la Camera dei Deputati.

“La Storia, quella che si scrive con la “S” maiuscola e in cui protagonisti sono i popoli, gli eserciti, le masse e i pochi che manovrano eserciti e masse – ha scritto Aldo Masullo, testimone della strage - copre e nasconde innumerevoli storie che si scrivono con la “s” minuscola, come nel caso dei morti di Nola, tutte vite miseramente travolte. Qualcuno, come fa l’amico Ceparano, cercando di ricostruire il tragico senso di quel giorno, fa opera meritoria”.

Parole forti che non possono fare altro che penetrare profondamente nella coscienza dei cittadini Italiani e mirare ad informare coloro i quali sono all'oscuro delle storie scritte con la “s” minuscola.

A presenziare l’evento, oltre al primo cittadino ing. Gaetano Minieri, vi sono stati il responsabile dell'ufficio Cultura della Repubblica Federale di Germania, il presidente dell'ANMIG sezione di Nola prof. Luigi Pasciari, alcuni familiari delle vittime, ma anche gli alunni degli Istituti secondari di secondo grado di Nola, tra cui gli alunni dell’Istituto Masullo-Theti, in particolare delle classi VA inf, VA afm, VB sia, VA cat, accompagnati rispettivamente dalle docenti Titti Falco, Susy Barone, Anna Caruso e Anna Rega.

Gli ospiti della giornata hanno intrattenuto i presenti in sala con interventi volti ad invitare i giovani a rivolgere un occhio al passato, a non dimenticare, a far riflettere e a diffondere la conoscenza degli avvenimenti passati per avere piena coscienza di chi siamo e di chi dovremo essere.

Importante è sottolineare anche che il documentario è stato realizzato grazie al contributo del Fondo italo-tedesco per il futuro e con il patrocinio morale del Comune di Nola, della Regione Campania e dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania. Ciò a testimoniare la volontà della Germania di continuare a fare i conti con un passato ingombrante che passa attraverso il riconoscimento di quelle che furono le responsabilità personali e collettive del regime nazista e del popolo tedesco che di quelle stragi fu artefice. Senza dimenticare, però, che vanno riconosciute le responsabilità di tutti, anche di quella parte dei fascisti italiani che non solo collaborarono a quelle stragi (si ricordi le Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, solo per citarne alcune), ma in molti casi ne furono co-protagonisti.

Toccanti le testimonianze dei parenti delle vittime, tra cui il figlio del tenente Enrico Forzati, il militare che all’ultimo momento decise, in un atto di eroismo straordinario, di sacrificare la propria vita sostituendosi ad un commilitone chiamato per la decimazione. Per questo atto Forzati ha ricevuto la medaglia d’oro al valor militare.

“È difficile crescere senza un padre - ha spiegato Maurizio Forzat-. Per anni ho vissuto la sua scelta come un tradimento; oggi che sono anziano ho capito che quel gesto fu la conseguenza di ciò che mio padre era: un uomo che aveva una dignità straordinaria, un senso dell’onore enorme e che credeva nei valori che la famiglia, gli studi, l’esercito gli avevano insegnato”.

Riflessioni importanti che sono giunte al cuore dei ragazzi presenti perché è principalmente a loro che si parla, ai cittadini del domani, così che il sacrificio dei nostri concittadini non sia sprecato e che avvenimenti del genere non possano mai più accadere.

Giuseppe Scappaticci V A Inf

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