Giorno della memoria: per non dimenticare gli orrori della Shoah.

Giorno della memoria: per non dimenticare gli orrori della Shoah.

ETTY HILLESUM – LA RICERCA DELLA SALVEZZA E DELLA PACE INTERIORE

Martedì 14 Gennaro gli alunni delle classi V At, VA inf, VA afm, VA sia, VB sia e IVC inf, del Masullo Theti, accompagnati rispettivamente dalle docenti Anna Rega, Titti Falco, Susy Barone, Giusy Franzese, Anna Caruso ed Elena Silvestrini, su invito del centro Nadur, si sono recati a Cicciano in occasione della mostra per ricordare Etty Hillesum, giovane ebrea olandese vissuta durante uno dei periodi più tragici della storia del Novecento: la seconda Guerra Mondiale e vittima della Shoah.
All’arrivo nel plesso, i ragazzi sono stati accolti dal parroco del paese, Don Mariano, che ha fatto gli onori di casa. Prima della visita, gli alunni hanno assistito alla proiezione di un documentario sulla Shoah: “Viaggio senza ritorno”, condotto da Alberto Angela per il programma culturale della Rai “Ulisse”. Un racconto intenso e commovente che ha mostrato il dramma della Shoah e il destino degli Ebrei italiani dopo il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943.
A seguire, hanno visitato la mostra dedicata a Etty Hillesum. La sua storia è stata raccontata da guide esperte e presentata attraverso foto, immagini e passi estrapolati dalle lettere e dal diario di Etty. Nata nel 1914 in Olanda da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, Etty è una ragazza brillante, con la passione per le materie umanistiche, laureata in Giurisprudenza. È appassionata di Psicologia e, quando intraprende lo studio, divampa la seconda guerra mondiale e con essa la persecuzione del popolo ebraico. Etty è infelice, forse anche a seguito di carenze affettive dovute ai suoi genitori e a relazioni sentimentali complicate che la lasciano “lacerata interiormente”. Scopre a poco a poco che questo sentimento è in relazione con la sua spiritualità. L’incontro decisivo con uno psicologo ebreo tedesco, Spier, molti anni più anziano di lei, è fondamentale. Egli la guida in un percorso umano e spirituale. L’aiuta a conoscere e ad amare la Bibbia, le insegna a pregare, le fa conoscere autori fondamentali della tradizione cristiana: sarà  un mediatore fra lei e Dio. Seguendo i consigli di Spier, nel 1941 e nel 1942 Etty scrive un diario nel quale, durante gli anni di guerra, in particolar modo durante l’occupazione nazista in Olanda, racconta il suo percorso di crescita, come una sorta di liberazione interiore. La parola “Dio” compare anche nelle prime pagine del diario, anche se inconsapevolmente. Ormai libera interiormente, Etty inizia a comprendere che il suo rapporto con Dio è la chiave per salvare il suo popolo e qui decide anche di condividerne la sorte. Nel 1942 lavora in qualità di assistente sociale presso il consiglio ebraico del campo di transito di Westerborck. Lì potrebbe salvarsi la vita, invece sceglie il destino del suo popolo e si avvia al campo di sterminio con gli altri Ebrei: è infatti convinta che l’unico modo per render giustizia alla vita sia quello di non abbandonare delle persone in pericolo e portare la propria fede nella vita altrui. I sopravvissuti del campo hanno confermato che Etty fu fino all’ultimo una persona “luminosa”, che non conobbe e non pronunció mai parole di odio, neppure per i suoi carnefici. Del resto nel suo diario mai una sola parola di odio o di condanna trapela. Etty arriverà ad Auschwitz insieme alla sua famiglia nel settembre del 1943, morirà due mesi dopo, riuscendo nel suo piccolo a rendere migliore la vita di altre persone.

Etty ci insegna a non odiare il prossimo, anche se le circostanze potrebbero dire il contrario. La sua testimonianza ci insegna che la fede e la speranza non devono mai morire, anche nell’ora più buia. Dopo il viaggio nella vita di Etty Hillesum, l’esperienza di noi ragazzi del Masullo Theti si conclude con una consapevolezza in più: Etty siamo noi, il suo spirito, la sua visione del mondo è un po’ in tutti noi, dobbiamo solo cercarla. Etty dedicava mezz’ora ogni giorno ad ascoltare la sua anima.

Ecco, questo è quello che i ragazzi di oggi non fanno più, ma che dovrebbero imparare a fare: ascoltare se stessi e cercare di slegare quel “groviglio” che è in ognuno di noi.

E per farlo esiste solo un linguaggio, come Etty ci insegna, quello dell’amore.

Carmine La Manna V A inf

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