“A qualunque costo”

“A qualunque costo”

Il 16 Aprile 2021, sulla piattaforma Microsoft, le classi III D inf, IV C inf, V C inf, V A afm, III A bio, insieme alle docenti Titti Falco, Elena Silvestrini e Susy Barone, hanno partecipato all’incontro con il giudice Carlo Spagna, autore del libro “Teresa B”, edito da Iuppiter. A moderare l’incontro, come ormai da molti anni è tradizione presso il nostro Istituto, la prof.ssa Susy Barone.

In apertura, la Dirigente, prof.ssa Elisa De Luca, si è detta molto contenta per questa opportunità concessa agli alunni, in quanto occasione di confronto, di crescita; espressione di cittadinanza attiva.

Carlo Spagna, magistrato dal 1977 al 2019, nel corso della sua carriera si è occupato di molteplici reati ed omicidi, come anche di episodi di femminicidio che hanno avuto risalto nazionale, quale quello di Teresa Buonocore, “colpevole” di aver denunciato il pedofilo che abusava della sua bambina di nove anni. Tale denuncia l’ha portata, per mano di due killer, alla morte, commissionata dal pedofilo stesso, che dal carcere ha organizzato una vera e propria esecuzione.

Carlo Spagna ha deciso di dedicarsi alla stesura del libro: “Teresa B.”, tratto proprio dalla storia di Teresa Buonocore, dopo l’incontro con Pina, sorella di Teresa, allorché ha saputo che la famiglia non aveva beneficiato per i danni subiti di nessun risarcimento, né da parte del colpevole, né da parte dello Stato.  La delusione del giudice, di fronte a tale notizia, si è mescolata con la rabbia, tanto da spingerlo a fare qualcosa per aiutare le figlie di Teresa. Da qui l’idea di scrivere un libro su questa storia (nel rispetto della privacy) e di devolvere i proventi alla famiglia.

Teresa, afferma il giudice, non è un’eroina, una madre coraggio, come molti l’hanno definita, ma sicuramente una donna che ha fatto ciò che tutte le mamme farebbero: difendere la propria figlia, costi quel che costi.  “Una combattente”, l’ha definita la prof.ssa Barone, introducendo il dibattito con il testo di Fiorella Mannoia; una che non si è lasciata corrompere dal denaro e non ha dato ascolto alle critiche subite, ma ha sempre portato avanti le sue idee con decisione, senza mai fermarsi di fronte alle difficoltà.

Gli alunni presenti hanno formulato all’autore molteplici domande che hanno coinvolto ambiti diversi, focalizzando l’attenzione su alcune tematiche come la pedofilia, un male cha va sradicato dal mondo. “L’essere umano è l’unico che lo pratica”, ha affermato il giudice. Una piaga, purtroppo, diffusa in numerosi ambienti, anche nella Chiesa, dove Papa Francesco si sta molto attivando per arginarla. Un fenomeno in ambito religioso dovuto, secondo Carlo Spagna, anche all’imposizione del celibato che vieta di vivere la propria sessualità, provocando di conseguenza un comportamento così ripugnante. Pertanto, ha affermato il giudice, “visto che le religioni che non impongono il celibato non mostrano una particolare tendenza alla pedofilia, forse sarebbe il caso di superare tale obbligo”.

Nella storia di Teresa fondamentale è stato il ruolo svolto dalla scuola, con il personale docente che tempestivamente, anche solo per un dubbio, non ha esitato ad avvisare la famiglia. La scuola è uscita “a testa alta” da questa vicenda a riprova di quanto sia importante l’assunzione di responsabilità individuale e collettiva, quale anche quella manifestata dai testimoni che non si sono tirati indietro, ma hanno sentito l’urgenza di dare il proprio contributo per una più giusta soluzione del caso. A differenza di quanto accaduto con l’Istituto di Mariarosa, (altra vittima di Eppì) in cui le suore, ha detto il giudice, hanno lasciato entrare Ciro dei cani (scagnozzo del pedofilo), che in questo modo ha potuto inizialmente corrompere la ragazza con un paio di scarpe firmate.

Il caso di Teresa ci invita a riflettere sulla macchina della giustizia, sul ruolo di tutte le professionalità coinvolte, dall’avvocato difensore, al pubblico ministero, al giudice. Il lavoro della giustizia dipende anche dalle persone che se ne occupano; quando tale lavoro non viene effettuato in maniera corretta si va incontro a dei veri e propri errori giudiziari che si verificano allorché colpevoli, che hanno commesso reati gravi, non sono messi in prigione, ma, caso mai, usufruiscono di arresti domiciliari, come accaduto ad Eppì.

Errare è umano, si potrà affermare, ma noi, data la nostra giovane età, abbiamo bisogno di credere in una “giustizia giusta” e soprattutto, abbiamo bisogno di buone pratiche e buoni esempi.

Del resto forte è il messaggio emerso dal libro: per costruire una società migliore, ognuno deve avere la forza di reagire, di fare la sua parte e di credere nelle istituzioni, a qualunque costo                                 

Eva Vignone, Michele Nappi III A Bio

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