LA CONOSCENZA: UNICA ARMA PER NON DIMENTICARE

“Una frattura nella storia della civiltà”, così viene definito da molti studiosi il genocidio degli Ebrei d’Europa che si consumò dal 1941 al 1945, perpetrato dalla Germania nazista con la complicità e nell’indifferenza pressoché totale dell’Europa.

Un genocidio mosso dall’odio, un sentimento che ancora oggi dilaga incontrastato nella nostra società.

Su questa riflessione si è aperta la commemorazione del Giorno della memoria 2024.

Martedì 23 gennaio  noi alunni delle classi IV A bio e V A afm dell’I.S. Masullo-Theti di Nola, ci siamo recati presso l’ISIS Leone-Nobile accompagnati dalle prof.sse Susy Barone e Titti Falco per partecipare alla commemorazione del Giorno della Memoria, che ricorre ogni 27 gennaio e in cui si ricordano le vittime della Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite.

L’evento ha visto la partecipazione, oltre che del nostro Istituto, anche delle altre scuole del territorio nolano: l’ISIS Albertini, il Liceo classico Carducci e l’ISIS Leone-Nobile ed è stato realizzato grazie alla sinergia di alcuni docenti delle quattro scuole, i proff. Luigi Renzi, Elena Falco, Susy Barone, Titti Falco, Lucia Napolitano, in collaborazione con don Virgilio Marone e l’Ufficio scolastico della Diocesi di Nola.

Erano presenti, inoltre, l’avvocato Angelo Moretti, attivista e progettista sociale, impegnato in azioni di pace in Ucraina e sul fronte dell’accoglienza e dell’inclusione.

Con lui anche Mario De Simone, testimone di seconda generazione, fratello del piccolo Sergio De Simone, un bambino napoletano di 7 anni che, durante la Shoah, fu vittima dei terribili esperimenti perpetrati sui bambini dai medici nazisti all’interno dei lager.

L'evento si è aperto sulle note della suggestiva melodia di “Shindler’s List” di John Williams, suonata dagli alunni dell’ISIS Albertini, diretti dal professore Aldo Pascali, per poi proseguire con la proiezione di un video a cura degli alunni del Liceo Carducci che ha dato voce al dolore di chi è stato assassinato ad Auschwitz e di chi invece ha dovuto fare i conti col senso di colpa per essere sopravvissuto.

L’intervento introduttivo è stato della prof.ssa Titti Falco, che ha fatto anche da moderatrice dell’incontro, e che ha sottolineato come la shoah sia un unicum nella storia dell’umanità, un buco nero ancora aperto, un terribile incubo dal quale non ci siamo risvegliati.

A seguire abbiamo ascoltato la storia del piccolo Sergio dalla voce di suo fratello Mario: il bambino fu arrestato a Fiume, tradito da un delatore, insieme a tutta la sua famiglia e alle due cuginette Andra e Tatiana Bucci. Dopo essere stati deportati nella Risiera di San Sabba furono trasferiti ad Aushwitz dove la nonna e la zia di Sergio furono subito destinate alle camere a gas, mentre lui e le sue cuginette scelti per essere sottoposti ad esperimenti e portati nel “kinderblock”. Era il novembre 1944 quando Mengele scelse 20 bambini da trasferire al campo di Neungamme ad Amburgo, dove un suo collega, il dott. Heissmeyer, conduceva esperimenti per la ricerca di un vaccino contro la tubercolosi. Tra quei venti bambini c’era anche Sergio.

A partire dal 9 gennaio 1945 il dott. Hessemeyer li utilizzò come cavie, iniettando loro bacilli tubercolotici vivi nelle ghiandole linfatiche e nei polmoni.

Mentre i bambini pativano atroci sofferenze, in prossimità della fine della guerra, i nazisti decisero di far sparire ogni prova e il 20 aprile 1945 i venti bambini vennero portati nella scuola di Bullenhuser Damm e condotti nello scantinato dove furono impiccati insieme a quattro detenuti adulti.

Un anno dopo, nel 1946, si aprirà un processo contro i responsabili dell’assassinio e, durante l’interrogatorio, Johann Frahm, uno dei carnefici, dichiarò “di aver appeso i bambini a un gancio come quadri alla parete”.

La terribile storia di Sergio e degli altri 19 bambini venne portata alla luce dal giornalista Gunther Schwarberg e oggi nello scantinato della scuola di Bullenhuser Damm sorge un museo della memoria tra i più importanti in Europa.

La crudeltà della storia di Sergio è arrivata a noi studenti grazie alle parole di dolore del fratello Mario il quale, durante il triste racconto, ha mostrato le foto della vita di Sergio e della sua famiglia, documenti di vita risalenti a settimane se non giorni prima della terribile deportazione. Anche attraverso questi documenti, noi studenti siamo riusciti a comprendere maggiormente non solo l’atrocità del genocidio ebraico, ma anche ad immedesimarci nelle vite e nelle storie di dolore vissute da Sergio e dalla sua famiglia. Mario De Simone ha sottolineato come noi giovani, quando i testimoni non ci saranno più, dovremo essere sentinelle e custodi di questa memoria così preziosa.

A seguire, don Mimmo Iervolino ha proposto un intermezzo musicale “Mai più la notte”, un testo scritto e interpretato da lui per il Giorno della memoria.

Molto interessante anche l’intervento di Angelo Moretti che, facendo una riflessione sulle tragedie di oggi, ha fatto riferimento alle terribili situazioni di guerra che attualmente imperversano nel nostro pianeta: la guerra russo-ucraina, il conflitto israelo-palestinese e altre guerre di cui ormai la stampa non parla neppure più. L'avvocato ha voluto sottolineare l’importanza del ruolo della scuola, come laboratorio di pacificazione da cui partire per contrastare forme di odio come l’antisemitismo, il razzismo, l’omofobia e la violenza di genere.

Anche la prof.ssa Titti Falco, nel suo intervento, ha sottolineato il ruolo fondamentale della scuola nel contrastare le forme di odio: “gli studenti devono imparare a pensare- ha detto - ad andare alla radice delle cose. Solo così la conoscenza diventa coscienza”.

Il Giorno della Memoria non deve essere soltanto il 27 gennaio, bensì deve esserlo ogni giorno della nostra vita, perché solamente così riusciremo a non dimenticare, riusciremo a tenere vivo il ricordo di quanto accaduto per non commettere più gli stessi errori.

La commemorazione si è poi conclusa sulle note di “La vita è bella” di Nicola Piovani proposta dall’Ensamble di fiati dell’ISIS Albertini.

 

Alessandro Troiano IV A bio I.S. “Masullo-Theti”