"LIBERO PENSIERO"- TRA PREMIALITA’, CREATIVITA’ E INCLUSIONE
"LIBERO PENSIERO": il percorso di formazione scuola-lavoro, realizzato in collaborazione con il Consorzio Cartapesta Nolana e la Presidente avv. Lucia Casaburo, ha permesso ai nostri ragazzi, attraverso la manipolazione della cartapesta, di sviluppare resilienza, creatività, lavoro di squadra. Grazie alla bravura dell’esperta prof.ssa Cettina Prezioso, supportata da un team di tutto rispetto (Esperto in Informatica: dott. Carlo Giannini; Architetto: Dario Luciano; Autore/attore: Giuseppe Ciringiò), e al coordinamento delle attività della prof.ssa Pasqualina Pizzella (Referente FSL), le classi 4 A SIA-4 A RIM e 3 C INF con i rispettivi docenti tutor Elena Piciullo e Salvatore D’Angelo, hanno potuto riflettere sul pensiero di Giordano Bruno, realizzando un albero che affonda le sue radici nella cultura e hanno potuto comprendere che, solo attraverso l'impegno, lo studio, la formazione e la dedizione, si diventa cittadini "liberi", come testimoniato dal monologo di G. Bruno, scritto per questa occasione da Giuseppe Ciringiò.
Ma non è finita qui! Il lavoro con la cartapesta, sempre sotto la magistrale guida dell’esperta Cettina Prezioso, ha permesso di realizzare il laboratorio “LA CARTAPESTA CHE INCLUDE” nel quale creatività, collaborazione e partecipazione da parte di un gruppo di alunni delle classi I A BIO, I A LS, I B AFM, I C INF, II A BIO, II A AFM, II A LS, II B INF, II C AFM, V C INF, coordinati dalle prof.sse Paola Siano e Anna Trinchese (FF.SS. Area Inclusione), si sono trasformate in un’esperienza di vera inclusione.
Attraverso l’arte della cartapesta, il nostro Istituto ha promosso il valore delle differenze come ricchezza, continuando a costruire ogni giorno una scuola accogliente e aperta per tutti.
Prof.ssa Paola Siano
GIORDANO BRUNO E IL MONDO DI OGGI
Ah… Così questo è il vostro secolo. Il secolo delle meraviglie, dite voi. Io lo chiamerei il secolo delle contraddizioni.
Dopo quattro secoli di pausa forzata torno e cosa trovo? ….. un mondo che corre più veloce del mio pensiero, eppure inciampa sulle stesse pietre. Complimenti. Avete fatto progressi.
Io sono stato ad osservarvi sapete? Quanti termini strani ho ascoltato, quante parole a me sconosciute. Dapprincipio pensavo parlaste un’altra lingua.
Dunque dicevo…. .eccomi qui e cosa vedo? Vedo uomini che portano in tasca più informazioni di quante ne avesse l’intera Biblioteca di Alessandria… eppure non sanno pensare.
Avete il mondo in un rettangolo luminoso, e lo usate per litigare, per spiare, per contare come si dice? Ah, già, i “mi piace”. Io, che per un’idea ho bruciato la mia vita, vi guardo e penso: “Quanta luce sprecata per restare al buio.”
Io parlavo di infinito. Voi parlate di Wi-Fi. Che poi, a giudicare da come funziona, dev’essere lo stesso concetto: c’è, non c’è, forse c’è, ma quando serve sparisce.
Ai miei tempi per sapere qualcosa bisognava studiare, leggere, rischiare la vita.
Oggi basta chiedere a un affarino di vetro che vi risponde con una voce metallica.
Eppure… più risposte avete, meno capite.
Ai miei tempi “l’ignoranza” era una disgrazia.
Oggi è un hobby. Un passatempo. Un’identità.
Io cercavo la verità tra i libri, tra le stelle, tra i rischi.
Voi la cercate nei commenti sotto un video di trenta secondi. E se non la trovate… la inventate.
Io dicevo: “L’universo è infinito.”
Voi dite: “Ho visto un video su internet, quindi è vero.”
Ah, se l’Inquisizione avesse avuto TikTok… mi bruciavano in diretta streaming, con i filtri carini e la musichetta allegra.
Io sono morto per difendere le mie idee.
Voi invece le vostre idee le cambiate ogni tre giorni, a seconda di chi urla di più online.
Io avevo i giudici.
Voi avete gli influencer. E sinceramente… preferivo i giudici: almeno loro leggevano qualcosa.
Io avevo l’Inquisizione.
Voi avete i commenti. E credetemi: fanno più male.
E poi c’è la scienza. Ah, la scienza! Io dicevo: “Non esiste verità che non possa essere messa in discussione.”
Voi invece avete paura del dubbio. Il dubbio vi sembra una malattia. Per me era una benedizione.
Ma una cosa, una sola, mi consola. Quando alzate gli occhi e guardate il cielo vedete lo stesso cielo che vedevo io. Quello non è cambiato. È sempre lì, immenso, indifferente, pieno di mondi che non conoscete. E mentre voi litigate per un parcheggio, una password, un post, l’universo continua a espandersi, come se volesse ricordarvi che siete piccoli, ma non insignificanti. Perché siete fatti della stessa materia delle stelle. E questo, almeno questo, lo avete finalmente capito.
Io non sono tornato per farvi la morale. Quella ve la fate già da soli …. e male.
Sono tornato per ricordarvi una cosa semplice: la libertà non è un’app da scaricare.
Non si aggiorna. Non si sincronizza.
Io non sono tornato per giudicarvi. Sono tornato per dirvi che siete ancora in tempo.
In tempo per pensare con la vostra testa.
In tempo per cercare la verità senza paura.
In tempo per essere liberi, davvero liberi.
Perché la libertà non è un diritto: è un atto di coraggio.
E il coraggio… quello non passa mai di moda.
Io sono Giordano Bruno, e l’infinito, oggi come ieri, vi sta ancora aspettando.
Io sono Giordano Bruno, e se potessi scegliere… forse vi brucerei io.
Ma non per punizione.
Per illuminazione.
Peppe Ciringiò





